COME ASCOLTARE IL CORPO CHE CI PARLA

Quando noi viaggiamo, la gente attorno, non vede quello che noi pensiamo, ma al contrario vede chiaramente la nostra camminata, il nostro sorriso, il movimento delle nostre braccia delle mani, riesce e vedere se siamo felici o tristi, riesce a leggere il nostro corpo, il quale non mente mai.

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Quando lasciamo parlare il corpo, questo ci permette di entrare in contatto con le nostre percezioni e i nostri pensieri, ma anche con tutto quello che sfugge alla nostra autosservazione, portando in superficie sia i ricordi più reconditi, sia traumi ed emozioni sopite.

I nostri pensieri, e la percezione della realtà, sono influenzati da diversi fattori quali la nostra cultura di appartenenza, dall’educazione ricevuta, e infine dalle esperienze vissute in primis. L’antropologia psicologica, asserisce che la cultura penetra attraverso queste percezioni influenzando la percezione stessa dei fatti, attribuendo dei significati specifici alla realtà circostante.

Secondo la psicologia cognitiva, i frammenti di esperienza si uniscono fra loro, andando a formare degli specifici schemi esperienziali, in pratica delle strutture ricorrenti che intervengono ogni qualvolta la stessa situazione si debba ripetere, interpretando quindi la realtà secondo tali schemi.

La teoria del legame dell’attaccamento enunciata da John Bowlby assieme alla psicologa dello sviluppo Mary Main, afferma proprio che questi schemi sono l’integrazione del tipo di legame.

Il movimento, la corsa, la danza sono azioni che permettono di dare forma con il corpo agli stati emotivi che via via stanno affiorando, così come lavorare su schemi corporei presenti fa salire in superficie emozioni e ricordi che, sempre attraverso il movimento, diventano evidenti, palpabili e hanno la possibilità di “esprimersi” al meglio. Il corpo aiuta andare in forma a ciò che verbalmente è difficile esprimere, dando forma all’invisibile, il corpo sa che conosce tutto quello che sfugge alla mente.

La nostra corteccia cerebrale prefrontale è in grado di inibire alcuni comportamenti del nostro corpo e le rispettive espressioni a loro connesse. Paura, rabbia, invidia possono essere inibiti a livello cognitivo, ma a livello inconscio rimangono, continuando a “lavorare”. Nel tempo quindi può succedere che quello che noi definiamo “fine” o “mitigazione estintiva del dolore”, ovvero detta semplicemente una estinzione dei nostri dolori che si dissolve nel tempo, un poco alla volta.

Questo processo non estingue però i ricordi custoditi nei meandri più nascosti del nostro cervello. La nostra amigdala, assieme ai ricordi continuerà ad influenzare, in modo ancora più nascosto le nostre scelte, le nostre decisioni, continuerà ad influenzare la nostra vita, la vita di ogni essere umano.

“I marcatori somatici influenzano secondo Damasio le nostre scelte non attraverso una valutazione dei pro e dei contro, ma bensì portando e forzando “l’attenzione sull’esito negativo al quale può condurre una data azione e agisce come segnale automatico di allarme che dice: attenzione al pericolo che ti attende se scegli l’opzione che conduce a tale esito (…) in tal modo vi permette di scegliere entro un numero minore di alternative.”

In pratica la scelta viene fatta sul nostro vissuto passato, non sul presente, anche quando appaiono razionali, le nostre scelte vengono determinate da antichi schemi, da vecchi timori.

Le tecniche proposte dalla psicoterapia occidentale sono quindi indirizzate a potenziare la parte razionale, rinforzando le connessioni che dalla corteccia si collegano alla nostra amigdala, con l’idea di portare una forma di controllo sulle nostre emozioni, agendo attraverso l’autoanalisi, si promuove invece l’apprendimento di nuovi comportamenti con l’obiettivo di impedire all’informazione emotiva di sconfinare e di influenzare il pensiero cosciente.

Ahimè però, abbiamo una cassaforte dove è il nostro vissuto è custodito: il nostro corpo-mente, dove tutti i ricordi partecipano a questo feedback conscio e inconscio con il passato. Immagini, video vengono continuamente proiettati nel nostro immaginario, cercando di portarci un consiglio sull’agire quotidiano. Tutte le scelte e i comportamenti che ne derivano hanno il marchio del passato, quello che è successo, è ancora una brace pronta a divampare in ogni momento. Le scelte forse del nostro passato sono state utili e ci hanno difeso, ma nel presente si rivelano obsolete e non inerenti al vero contesto, alla nostra situazione e a quello che siamo noi oggi.

Potremmo immaginare che maggiori connessioni tra aree corticali e amigdala potrebbero risolvere il problema, o al contrario potrebbero portare solo ad un maggior controllo, arrivando ad una eccessiva razionalità con una conseguente repressione emotiva. Dovremmo scegliere se essere padroni o controllori delle nostre emozioni, viverle in prima persona o solo esserne semplici spettatori. Potrebbero sembrare apparentemente simili, ma hanno significati diametralmente opposti. Controllare significa reprimere, evitando un comportamento sbagliato con uno ritenuto giusto.

La nostra esperienza ci dimostra però che il controllo non ha una vita longeva e che ciclicamente, all’essere umano, quando si ripresenta una situazione che fa riaffiorare ricordi emotivi molto forti, questo si ritrova a seguire gli impulsi che lo riportano a reiterare scelte e comportamenti guidati da memore ataviche, nonostante sia ad esercitare il “controllo” anche per un lungo lasso di tempo.

Il nostro corpo è in grado di generare un movimento energetico che consente il riaffiorare di queste memorie ataviche, ma ricordando che prima ha l’urgente bisogno di riacquistare la sua libertà per potersi permettere di fare da guida. In questo caso parlo di libertà di movimento, in quanto dalla mia esperienza, pur trovandomi con soggetti la cui esperienza nel campo della meditazione era risaputa, i loro corpi erano limitati nelle loro espressioni di base.

I nostri corpi hanno molteplici possibilità di movimento, ma ad una grande maggioranza sono sconosciute. Il lavoro che andremo a fare attraverso questi movimenti, è il primo passo importante che permette di restituire al nostro corpo la sua libertà, facendolo conoscere attraverso i suoi organi. Muscoli, pelle, articolazioni saranno attivati, al massimo delle loro potenzialità. Proveremo a sciogliere i muscoli in tutte le direzioni e i livelli conosciuti, sperimentando così che ogni parte del corpo ha centinaia di possibilità di movimento che normalmente non conosciamo e che quindi non usiamo.

Il nostro corpo, con il suo movimento, è, senza dubbio, una delle possibilità più concrete che il nostro inconscio ha per esprimersi e per dare forma a tutto quello che vibra nella nostra mente. Portare presenza, essere qui ed ora, ad ogni nostro gesto ci porta in uno spazio dove il nostro corpo potrà suonare infinite melodie, alcune sicuramente dolorose, ma altrettante gioiose e autentiche, che ci permetteranno di portare in superficie tutto ciò che ci serve, dando forma a tutto quello che è rimasto consciamente o meno, nascosto per lungo tempo, e che abbiamo avuto paura ad esprimere.

Oltrepassare il nostro corpo, ci apre una grande porta, quella della guarigione, e portare ancora presenza ad ogni gesto che noi facciamo nel quotidiano, ci porta in un grande spazio, quello della meditazione.

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