IL CAMBIAMENTO

“Ma come posso fare a cambiare?” “Ormai sono abituato così …”, “fa parte del mio carattere”, sono solo alcune frasi che molti di noi si chiedono, e in questa sede cercherò di dare una risposta.

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Nel quotidiano, cerchiamo sempre di dare il meglio di noi, ma a volte, succede che a causa di cattive abitudini, continuiamo a comportarci nello stesso modo, con le stesse modalità, e come risposta avremo sempre le stesse. Provare a modificare le proprie abitudini è il primo passo per avere, risposte diverse e probabilmente più in rima con il nostro essere.

Ora sorgono due domande: ma cosa sono le abitudini?, come posso modificarle?, se le cambio cosa succede?

Alla prima domanda possiamo dire che le abitudini sono semplicemente il retaggio socio/culturale assimiliato nel corso della vita, e che ci permettono di rispondere ad un determinato evento in modo adeguato.

In pratica le abitudini sono gli atteggiamenti comportamentali, corporei e/o verbali, che noi abbiamo di fronte ad un determinato evento, e che ripetiamo ogni qual volta si presenti quell’evento o quello stimolo specifico.

Alla successiva possiamo dire che, per modificarle, dobbiamo capire perché le abbiamo mutuate, e quali altre risposte possiamo dare ad uno specifico evento. Le abitudini, ci danno sicurezza, stabilità e tranquillità, ma al tempo stesso non ci permettono di esplorare nuovi orizzonti, nuove visioni e infine non ci permettono di guardare dentro noi stessi.

La nostra strada è già segnata dalla nascita, ma nel corso della nostra esistenza attraverso le nostre esperienze di vita, acquistiamo nuove conoscenze, nuove consapevolezze, che ci danno la possibilità di vedere il mondo sotto altri aspetti e sotto un’altra luce. Alcuni di noi però si adagiano sugli allori, e una volta raggiunta una certa tranquillità economica, affettiva o sociale, i loro stimoli si azzerano diventando quasi un peso, ed è in questo contesto che nascono le abitudini.

Apprendere significa fare esperienza, e questa esperienza viene registrata. La ripetizione di questa specifica azione dopo un po’ diventa un automatismo, un’abitudine. Queste informazioni vengono trasmesse attraverso i sistemi nervosi periferici alla parte più profonda dei nostri emisferi cerebrali, dove vengono salvate, radicandosi e trasformandosi infine in impulsi automatici, difficilmente modificabili.

Ecco quindi che ogni volta che noi pensiamo e vogliamo cambiare, qualcosa di noi, ci risulta difficile modificare quell’abitudine che: ci fa: mangiare una pastina in più, un bicchiere ancora, la sigaretta dopo il pasto, il non urlare anziché rispondere pacatamente. L’abitudine ha il sopravvento in quanto il cervello preferisce “non pensare”, consumando meno energia, anzichè sprecarla trovando una risposta adeguata. E’ in questo contesto, che a livello sociale, mass-media e governi, ci vogliono manipolare, ma di questo ne parlerò in altra sede.

Quante volte succede che la cattiva abitudine, portata all’apice si trasforma in “tragedia”, con risultati catastrofici. Ecco un piccolo gioco che tutti possono “tenere a mente” prima di fare un’azione, abitudinaria.

Si chiama: “LA STORIA DELLA P”:

Tutto questo sarebbe ottimo, se ci limitassimo al “saluto al sole”, alzarsi presto la mattina, mangiare poco la sera, dormire le nostre 7/8 ore, parlare pacatamente con i nostri interlocutori. Queste sono abitudini, “sane” in quanto non creano dualismi di genere, non creano conflitti, ma sono centrate al positivo.

La questione, sorge quando queste abitudini sono al negativo, intossicando noi e l’ambiente famigliare e sociale che ci circonda. Diversi studi e teorie hanno ipotizzati che sono i meccanismi neuronali che fissano le nostre abitudini, sia al positivo che al negativo.

Ma se la spiegazione biologica è stata evidenziata, per quella psicologica si dovrebbe prendere iin considerazione fattori più ampi, quali l’esperienza del cliente e i comportamenti normali che ha nel suo ambiente.

Ma che succede se cambiamo le cattive abitudini?, era l’intento di questo articolo, proporre una strada per modificare le proprie abitudini, proponendo un cambiamento attuabile fin da subito, per modificarle, perché nel cambiamento potremmo vedere, la strada nuova come un’opportunità di crescita, esplorando nuove esperienze.

Per fare un esempio concreto immaginiamo una persona che per abitudine dopo pranzo dorme 2 ore e si alza nel tardo pomeriggio, e non fa nessun tipo di attività fisica, è probabile che possa andare in sovrappeso e quindi alle malattie collegate a questo, al contrario di una che dopo pranzo nel pomeriggio esca  di casa e faccia una passeggiata di 15 minuti, e arrivata al parco si legga un buon libro, entrambe non lavorano ma, la loro visione del mondo è diversa perché le loro conoscenze sono diverse.

 Mi è stato detto che “beh guardo la TV programmi scientifici! … “, non è la stessa cosa, per due semplici motivi, 1) ogni 7/8 minuti ti passano la pubblicità, così ti alzi vai al frigo … 2) le immagini scorrono veloci come le parole, mentre leggendo non sei distratto da figure e/o altro, bensì centrato sulla lettura.

Molti di noi, attuano il cambiamento vero e proprio solo in caso di crisi reale. La possibile perdita del compagno/a di vita, il ricovero improvviso all’ospedale, la paura che la patente venga ritirata “definitivamente”, la scomparsa di una persona cara, sono possibili cause che possono portare ad un cambiamento immediato. Ma allora perché, non le evitiamo prima, quando notiamo i “campanelli d’allarme”!. Le abitudini, ancora una volta ce lo impediscono, ma come fare allora?

Vorremmo che tutto cambiasse all’improvviso, e vorremmo che cambiasse subito senza fatica. Premetto subito, non è possibile questo, un atleta è tale perché si è allenato “tutti i giorni” facendo fatica e impegnandosi, così il professore che insegna ha studiato per anni e continua ad aggiornarsi con nuovi testi, ricerche e quant’altro. Proviamo allora, a trovare una soluzione, più semplice, che mi piace chiamare “I PICCOLI PASSI”.

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