
Tutti i giorni riceviamo informazioni e notizie che ci portano a prendere delle decisioni nei diversi settori della nostra vita. Queste decisioni, possono essere consapevoli o no, ma comunque influenzano tutto il nostro essere a livello corporeo, emotivo e cognitivo.
In questo spazio porterò alla vostra attenzione uno degli aspetti più importanti della nostra vita, la parola. Quando riflettiamo sulla nostra esistenza, e vengono a galla pensieri, parole negative e limitanti, avremo come riflesso un modo di vita un comportamento anch’esso negativo e limitato. Al contrario però se interagiamo con noi stessi in modo positivo, solo allora il nostro agire quotidiano ci riporterà un risultato altrettanto positivo. La legge del karma, ne è una prova. Questo continuo giudizio su noi stessi ed enunciarlo con parole quali “non sono degno”, “sono un perdente”, “non sono attento”, “sono uno stupido” e ancora “non sono all’altezza della situazione”, sono semplicemente altrettanti semi piantati nel nostro inconscio, che se non evidenziati e “lavorati”, possono causare danni permanenti nella nostra esistenza.
Le parole, non solo pronunciate, ma anche pensate, hanno un enorme potere, dandoci fiducia in noi stessi, portandoci gioia, potenza, forza, felicità, serenità, bellezza e amore, ma se usate negativamente ci possono far male ferendoci anche a livelli molto profondi, perdendo fiducia in noi stessi. Vorrei sottolineare come queste parole quando provengono dall’esterno quali i mass media oppure dal nostro ambiente sociale, possono amplificarsi ed avere un impatto maggiormente negativo e scoraggiante sulla nostra anima.
Ma sono i pensieri e le parole che rivolgiamo a noi stessi, che hanno un impatto di maggiore importanza. Cercherò ora di evidenziare quali siano questi pensieri/parole che ci possono “far male” e come trasformarli migliorando la nostra qualità di vita. I giudizi: “Non sei capace di fare nulla …”, “Ogni volta che vuoi fare qualcosa fai sempre un casino…“, oppure i paragoni: “Tuo fratello si, sa fare le cose bene …”, “Guarda che brava ragazza, non è come te …”, ma come accennavo quando queste valutazioni esterne diventano parte del nostro quotidiano, si trasformano in ansie e paure, per arrivare infine alla competizione estrema dove per essere il migliore, “devo” essere continuamente in lotta con un ipotetico altro. I giudizi: non sono quelli che noi pensiamo “degli altri” che potremmo dire invece pregiudizi o quello che gli altri pensano di noi, ma bensì tutti quei cartellini, quelle etichette che tendiamo ad incollarci addosso ogni momento della nostra vita. “Sono uno stupido”, “sono sbagliato”, “sono solo” esprimono un giudizio su noi stessi, causando all’esterno della negatività attraverso ansia e frustrazione. Invertiamo allora questa tendenza provando a dirti “Ok in questo momento ho avuto delle problematiche, delle difficoltà la prossima volta farò meglio”. Prova ad analizzare questo tuo atteggiamento, e tieni presente anche il contesto in cui eri (fuori casa o dai tuoi spazi, situazione critica o pericolosa ecc. ecc.). La sottovalutazione: può essere una diretta conseguenza del giudizio, se mi sento stupido mi sto sottovalutando. Ma possono avere anche una vita propria perché termini quali “impossibile”, “sfinito”, “negativo”, “non desiderato” ti stanno demotivando, andando a inficiare sulla tua autostima. Se usiamo spesso queste parole possiamo diventare apatici fino a toglierci ogni responsabilità perdendo il coraggio di affrontarle. Prova allora a sostituire queste con “se mi impegno tutto è possibile”, ma anche “se non ci riesco, so che ho dato il meglio di me stesso …”, “… è vero, sono molto stanco, ma quello che faccio è importante …”, “… da oggi in poi cercherò di analizzare meglio i pro ed i contro del singolo problema, chiederò aiuto ai miei amici, colleghi e troverò la soluzione migliore”, “ … non ha importanza se quella persona non mi desidera, ha tutto il diritto di farlo, cercherò di capire il perché, ma non farò nulla (che entri in contrasto con il mio essere e la mia etica) per compiacerla …”.
Cerchiamo di non usare parole che possono essere definite ansiose. Orribile, pauroso, tremendo, mostruoso e agghiacciante, sono alcune delle più usate nel quotidiano per dare maggior risalto alle nostre esperienze, alle nostre emozioni, soprattutto quelle negative e fastidiose. E’ importante quindi evitare l’uso di tali termini, perché come già detto, l’inconscio ci ascolta in ogni momento. Nelle estremizzazioni nella vita, troviamo mille situazioni con altrettante migliaia di colori, ma le parole prive di sfumature non tengono in conto affatto di questo, facendo passare al nostro inconscio messaggi errati. Inconsciamente assimiliamo questi concetti estremizzandoli all’inverosimile proprio come le parole che abbiamo scelto di usare. Sostituiamo questi termini assoluti nel linguaggio quotidiano, ma soprattutto nei nostri pensieri. La società attuale attraverso i suoi mass-media ci impone ritmi di vita incalzanti, dove il nostro essere viene sempre più subordinato al nostro “io”. Non riconoscendo però più il nostro sentire, non avendo più spazi per noi e per il nostro essere, ci lasciamo avvicinare da messaggi subdoli, rimanendone vittime inconsce. Il voler essere accettati, il non voler essere “emarginati”, ci fa prendere decisioni che non fanno parte della nostra vera essenza. Ecco quindi che inizia la rincorsa al voler essere come gli altri, a come la pubblicità ha impostato “la famiglia ideale”, il/la “ragazzo/a ideale”, l’uomo ideale. Per raggiungere questi cliché, dobbiamo fare delle operazioni molto complicate dove il “devo” assume il ruolo dominante, per essere “più forti”, “più carini” “più intelligenti” se ci vestiamo alla moda, se mangiamo in un certo modo, se andiamo alle vacanze nell’isola …, se guidiamo la macchina.
Il problema sorge quando queste mete non si realizzano, allora ci sentiamo non adeguati, frustrati, incapaci diventiamo ansiosi, ci sottovalutiamo, non sappiamo più chi siamo o chi vorremmo essere. Proviamo a sostituire questo “devo” con frasi più semplici e congrue, ad esempio con le parole fare e potere, non più quindi “devo prendere un bel voto” ma “faccio lo studente e quindi posso prendere un bel voto”, non più quindi “devo dimagrire” ma “faccio del movimento, e posso mangiare meno, cosi posso perdere peso”.
Non giudicarti, datti delle mete facili da raggiungere.
UN PICCOLO ESERCIZIO
Scegli uno spazio in casa tutto tuo, dove puoi rilassarti. Ogni mattina guardati allo specchio e guarda oltre di esso troverai un essere davvero unico. Usa sempre frasi gentili con te stesso, “sto bene e sono felice”, “sono un essere unico”, “sono amorevole”, “Attingo alla mia creatività e posso fare delle cose bellissime …”, non perderti d’animo, non aver paura, siamo tutti alla ricerca della felicità. Pratica questo piccolo esercizio tutti i giorni alla stessa ora, per un periodo, scegli tu quanto e dopo questa sperimentazione verifica i risultati.
Alcuni consigli: Inizia con 3 giorni e scegli un’ora dove non sei “troppo stanco”, magari poco prima di andare a dormire, scegli un tempo di 5 minuti o meno, l’importante è che sia una regola fatta da te, per te.
Prima di iniziare acquista un “LIBRETTO”, mettilo vicino al tuo comodino e se ricordi sogni, parole, pensieri trascrivili.
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